Perché la Black Mask è così popolare?

La Black Mask si trova in perfetto equilibrio tra divertimento, efficacia e innovazione. Chiedersi in quale modo una maschera di bellezza possa essere divertente è lecito, e la risposta è facilmente servita: basti pensare a quanto siano incisivi sui social network (come Facebook, Twitter e Instagram) i selfie scattati subito dopo l’applicazione, un modo spiritoso per mostrare a tutti quanto si tenga alla propria immagine. Se si ha un buon numero di follwers, inoltre, si potrebbe attirare l’attenzione dei produttori e ricevere prodotti omaggio da pubblicizzare direttamente sul profilo.

L’efficacia è innegabile ed è tipica dei prodotti a base di carbone, che negli ultimi tempi stanno spopolando sia nella cosmetica femminile, sia in quella maschile. L’innovazione, infine, è relativa: in realtà le proprietà di certi ingredienti naturali erano già conosciuti nel passato e trovavano spazio in numerosissime applicazioni quotidiane. Fortunatamente, complici le più moderne competenze scientifiche, queste qualità vengono al giorno d’oggi riscoperte dai professionisti così come dalle utilizzatrici occasionali. I vari tipi di Black Mask sono infatti diffusi negli ambiti domestici, ma è frequente trovarli anche nei saloni e nei centri in cui vengono effettuati degli appositi trattamenti su richiesta.

Come funziona la Black Mask?

Il modo in cui la Black Mask (così come tutti i prodotti appartenenti alla stessa categoria) funziona deve essere specificato e analizzato con attenzione, perché purtroppo si trovano frequentemente online recensioni negative scritte da clienti che semplicemente non ne hanno fatto un uso corretto. Tutto ruota attorno al carbone vegetale, l’ingrediente chiave, capace di catturare le impurità e isolarle dalla pelle. Questo è possibile grazie al processo lento e caratteristico necessario per la sua produzione, che consiste in una combustione sviluppata su due tempi (prima la legna, all’interno di un ambiente povero di ossigeno per semplificare la raccolta delle polveri, poi le polveri stesse, in un ambiente molto umido per innescarne le proprietà adsorbenti).

Attenzione a non confondere quest’ultima qualità con l’assorbenza: l’adsorbenza non permette di inglobare le molecole, ma di raccoglierle e trattenerle ben salde su una superficie, in questo caso estremamente ridotta e facilmente asportabile. Per avere un’idea di quanto il carbone vegetale usato sulla Black Mask sia adatto allo scopo basti pensare ai test sui metalli: una piccola quantità di polveri, raccolte sulla superficie di un bastoncino, è sufficiente per accelerare i processi di “pulizia” fino a prevalere sui depositi di rame e mercurio.

Come si usa la Black Mask?

L’efficacia degli ingredienti naturali non è infallibile, ma queste sostanze sono comunque molto più affidabili rispetto alla maggior parte dei cosmetici artificiali. Per ottimizzare i risultati, la pelle necessita di una buona preparazione: lavarla con acqua e sapone (quest’ultimo deve essere meno aggressivo possibile, con un pH nella media) è un ottimo inizio, per fare in modo che le sostanze grasse naturalmente presenti nella pelle (in particolare nelle pieghe del naso e sugli zigomi) non si comportino da “barriera” rallentando e limitando l’effetto della Black Mask.

Le tecniche di applicazione dipendono dal modello: alcuni brand producono maschere intere, già lavorate e ritagliate, in cui gli ingredienti vengono applicati in un determinato ordine su una superficie plastica molto sottile. In questo caso è sufficiente rimuovere la maschera dalla confezione, senza rovinare la superficie che dovrà andare a contatto con la pelle, e procedere all’applicazione rispettando i contorni degli occhi, del naso e della bocca. Altre varianti di Black Mask vengono invece fornite in crema, che può indurirsi lievemente dopo la stesura (per poi essere rimossa facilmente tirando in direzione opposta) o restare invariata rispetto a come si presenta all’interno del vasetto.

Quali sono gli ingredienti della Black Mask?

Finora è stato citato il carbone vegetale perché si tratta senza dubbio dell’ingrediente distintivo, ciò che rende la Black Mask un prodotto unico nel proprio genere. Ma per rendere il carbone “utilizzabile”, sia dal punto di vista della consistenza, sia da quello dell’efficacia, è necessario abbinarlo a delle altre sostanze, che chiaramente non intaccano in alcun modo le qualità naturali del prodotto finito. Tra queste se ne trovano alcune insospettabili, che fanno comunque parte della nostra vita di tutti i giorni: la colla di pesce è solo un esempio e, contrariamente alle preoccupazioni, non provoca cattivi odori.

Le gelatine artificiali, invece, sono comuni nei prodotti dedicati a chi preferisce non usare sostanze di derivazione animale. In origine la Black Mask non era indicata per le pelli sensibili: al giorno d’oggi questo problema è in parte superato, con la comparsa nei mercati di maschere apposite, che includono sostanze lenitive e riposanti. La lista degli ingredienti termina qui: come già spiegato, nonostante le grandi differenze di utilizzo che possono passare fra una variante e l’altra, le maschere al carbone vegetale sono estremamente semplici, caratteristica che ne rende l’efficacia ancora più sorprendente e inaspettata.

La Black Mask è sicura?

Non solo i tanti modelli di Black Mask sono completamente sicuri, ma possono fornire un validissimo aiuto nella lotta ad alcuni problemi che vanno ben oltre il semplice aspetto estetico: le proprietà del carbone vegetale comprendono ad esempio delle funzioni antimicotiche e antibatteriche. Per questo è tutt’altro che raro trovare proprio il carbone vegetale (disponibile nella maggior parte delle erboristerie in pastiglie solubili, che possono essere consumate in diversi modi) al primo posto fra gli ingredienti di tantissime bevande detox prodotte artigianalmente.

Attenzione però ai prodotti fin troppo economici: quando il prezzo è davvero troppo basso, quindi sospetto, il carbone vegetale potrebbe essere sostituito in gran parte da semplici coloranti, inerti così come inutili ai fini del trattamento. In questi casi, non avendo la certezza di quali ingredienti siano stati utilizzati, si potrebbe andare incontro ad una innocua (ma comunque fastidiosa) inefficacia. Come risolvere questo problema? Semplicemente affidandosi a brand sufficientemente conosciuti e siti web che contengono un buon numero di informazioni e credenziali. Questo non significa tuttavia che i nuovi marchi, che ancora non possono vantare un grande seguito, siano tutti inaffidabili: come sempre il suggerimento migliore è quello di fare leva sul proprio buon senso.